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Storia Arte Cultura

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Scoglitti (in siciliano Scugghitti), 3.472 abitanti, è una frazione del comune di Vittoria, in provincia di Ragusa, sulla costa del golfo di Gela.

Situata nei pressi della zona archeologica di Kamarina, possiede un porto utilizzato da motopescherecci e imbarcazioni da diporto.

Secondo il geografo arabo al-Idrisi la località era conosciuta con il toponimo di Gazirat el-Haman ("Scoglietti dei colombi"). Insediamenti si registrano a partire dal XVII secolo, in concomitanza della fondazione di Vittoria, di cui costituisce lo sbocco a mare e il porto per il collegamento con Malta.

Lo sviluppo della zona si avrà solo in seguito all'abolizione della feudalità, nel 1812. Conseguenza ne fu inizialmente l'espansione del commercio del vino, ma anche lo sfruttamento del porto che funse da caricatoio per le derrate agricole; si diffusero anche nel novecento dei magazzini per la salatura del pesce, che oggi non esistono più. Il tessuto urbano si sviluppò solo nell'Ottocento e si mantenne quasi invariato fino agli anni cinquanta.

Scoglitti è dotata di un porto peschereccio di discrete dimensioni, il quale attende da anni un necessario ampliamento che lo proietti in un'ottica mediterranea più vasta.

L'economia è legata alla pesca,all'agricoltura e al turismo. Possiede ampie spiagge di una finissima sabbia dorata.

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A poche centinaia di metri dal residence sorge il celebre MUSEO ARCHEOLOGICO DI KAMARINA.
Il Museo conserva i reperti archeologici provenienti dalla città, dalla necropoli di Kamarina e dal territorio limitrofo. Una sezione è riservata all'archeologia subacquea, con l'esposizione di anfore e reperti rinvenuti in relitti ritrovati al largo della costa. Nelle sale seguenti è illustrato lo sviluppo degli insediamenti umani nel territorio, sono esposti vari corredi funerari, raccolte di anfore e oggetti che documentano i culti praticati a Kamarina, in particolare è accertato il culto di Demetra. Nel Museo sono organizzate anche mostre temporanee dei reperti conservati nei depositi


Storia di ragusa capoluogo di Provincia


Ragusa Ibla costituisce con i suoi ricordi medioevali e gli eleganti palazzi barocchi un quartiere di Ragusa, ricchissimo di fascino e di storia.

Le sue origini risalgono al primo periodo siculo e sembra che sia con molta probabilità l'erede di Hybla Haerea, un aggregato di villaggi siculi che venne in contatto con le popolazioni greche e romane e che raggiunse una certa importanza nel periodo bizantino, quando la città fu munita di un castello.

Recenti studi, dimostrano che il nome Ragusa deriva dall'accusativo plurale rogous (rogus) di rogoV , termine che in Sicilia e Magna Grecia indicava il granaio, i luoghi del grano.

Il Castello bizantino, cioè doveva essere il centro e il caposaldo di una zona rinomata per la produzione del grano (la radice indoeuropea "ra" da cui deriva grano, si ritrova anche in altri toponimi di località siciliane dove tutt'ora è forte la tradizione frumentaria e risale al periodo romano la sinonimia Sicilia - granaio di Roma).

Conquistata dagli Arabi nell'848, rimase sotto il loro dominio per due secoli e mezzo.

Dopo la conquista normanna fu data in feudo dal conte Ruggero al figlio Goffredo i cui discendenti la mantennero sino all'avvento dei sovrani svevi, quando passò al demanio.

Fu poi feudo dei Chiaramonte che la unirono alla Contea di Modica dei Cabrera e degli Enriquez.

Fu sede amministrativa della Contea fino al 1447, quando in seguito ad una rivolta popolare dei ragusani contro i soprusi feudali, Giovanni Bernardo Cabrera trasferì l'amministrazione a Modica.

In questi anni che si verificò uno degli avvenimenti che determinarono il futuro sviluppo della contea: quello della concessione delle terre in Lenfiteusi; le prime concessioni risalgono al 1452, ma incominciarono ad avere rilevanza a tempo di Ludovico I Enriquez.

Venne così a formarsi a poco a poco una nuova categoria di proprietari borghesi, i più ricchi fra i quali comprando titoli nobiliari, diedero origine ad una nobiltà minore di una certa forza.

Fu da questa rivoluzione economica, provocata dall'introduzione dell'enfiteusi, che nacque pian piano il nuovo paesaggio agrario caratterizzato dalla fitta ragnatela di muretti a secco costruiti per recingere le nuove proprietà, per dividere i campi (chiuse) adibiti al pascolo, per consentire l'avvicendamento delle colture cerealicole e leguminose. I nuovi nobili assieme ai vecchi cercavano di accrescere il loro prestigio sovvenzionando la costruzione di nuove chiese, che raggiunsero un numero elevatissimo (circa trenta) se raffrontato a quello degli abitanti. Così acquistavano, pure, il diritto di patronato (ius patronatus) sulle cappelle delle chiese adiacenti ai loro palazzi, il tutto naturalmente con l'incoraggiamento e la benedizione del clero che ci guadagnava in introiti.

Nacquero così, prima e dopo il terremoto del 1693, i palazzi barocchi vicino alle chiese, dai balconi sporgenti sorretti da enormi mensoloni scolpiti dalle maestranze locali, che in essi espressero la ricerca della caricatura, per sbalordire, impressionare e meravigliare.

Fu in questi anni che si inasprirono le lotte campanilistiche vere e proprie fra gli abitanti della parrocchia di San Giovanni, detti "Sangiovannari", e quelli della parrocchia di San Giorgio, detti "Sangiorgiari".

Lotte che sono continuate per secoli, mitigate di tanto in tanto da avvenimenti eccezionali: pestilenze, carestie e catastrofi naturali, come il tremendo terremoto dell'11 gennaio del 1693 (al tempo di Gaspare Henriquez), che distrusse molte città della Sicilia orientale, causando nella sola città di Ragusa circa 5.000 morti.

Quando si decise la ricostruzione della città buona parte dei vecchi nobili preferì ricostruirla dove sorgeva prima, mentre i massari e la nuova borghesia preferirono ricostruire i nuovi edifici in contrada Patro, facendo così nascere il primo nucleo di Ragusa Nuova caratterizzato da strade ampie e rettilinee.

Sorsero cosi due Raguse: Ragusa Nuova e Ragusa Vecchia, quella Superiore e quella Inferiore, che ebbero per molti anni vite amministrative separate e che solo nel 1926 furono riunificate nell'attuale città capoluogo di provincia.

CULLA DI ARTE E CULTURA

CULLA DI ARTE E CULTURA - casamaresicilia
La provincia di Ragusa ha dato i natali a personaggi di grandissimo spessore nel campo dell'arte e della cultura, famosi in tutto il mondo.
Tra questi PIERO GUCCIONE nato a Scicli nel 1935 e considerato uno dei più grandi artisti viventi. Le sue opere grafiche figurano nella collezione permanente del Metropolitan Museum of Art di New York.
Dal 1958 al 1969 ha preso parte a missioni paleontologiche nel Sahara libico, per il rilevamento di pitture rupestri ed è stato assistente alla cattedra di pittura di Renato Guttuso a Roma.
Numerose le sue presenze alla biennale di Venezia e alle quadriennali romane; ha illustrato diverse opere letterarie e ha disegnato le scenografie della “Norma” di Bellini per il teatro Bellini di Catania.
Negli ultimi anni, inoltre, gli sono state dedicate numerose mostre antologiche in spazi pubblici in Italia. L'artista attualmente vive e lavora nella campagna modicana.

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SALVATORE FIUME , nato a Comiso nel 1915 fu pittore , scultore , architetto, scrittore e scenografo. Grazie agli studi compiuti presso il Regio Istituto d'Arte del Libro di Urbino, acquisì una profonda conoscenza delle tecniche della stampa: litografia, serigrafia, acquaforte e xilografia. Sebbene la sua aspirazione sia sempre stata quella di affermarsi come pittore, il primo successo di Salvatore Fiume fu il romanzo “ Viva gioconda! ” scritto nei primi anni della guerra e pubblicato a Milano nel 1943 dall'editore Bianchi- Giovini. Fiume pubblicò durante la sua vita altri tre romanzi, numerosi racconti, nove commedie, una tragedia e due raccolte di poesie.
Il suo libro “ Pagine Libere ”, del 1994, è una raccolta di osservazioni personalissime sulla vita e sull'arte. La sua vocazione letteraria fu premiata nel 1988 con una laurea ad honorem in Lettere Moderne conferitagli dall'università di Palermo. La prima mostra fu allestita a Milano, nel 1949, alla Galleria Borromini suscitando molto interesse presso la critica. Il Times e Life gli commissionarono nel '53 per le loro sale di riunione di New York, una serie di opere raffiguranti una storia immaginaria di Manhattan e della Baia di New York. Nel 1962 una mostra itinerante portò cento quadri di Fiume in diversi musei tedeschi. Fiume debuttò come scultore solo nel 1994 con una mostra alla Galleria Artesanterasmo di Milano. La sua produzione comprende opere in pietra, bronzo, resina, legno e ceramica, alcune delle quali di grandi dimensioni, come la statua di bronzo al Parlamento Europeo di Strasburgo, i gruppi in pietra degli ospedali "San Raffaele" di Milano e di Roma e il gruppo bronzeo per la Fontana del Vino a Marsala. Fiume morì a Milano nel 1997.

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GESUALDO BUFALINO è nato a Comiso nel 1920 e si è rivelato tardivamente al mondo letterario con il romanzo " Diceria dell'untore " pubblicato nel 1981, all'età di 61 anni e divenendo immediatamente un autentico caso letterario che è culminato col conferimento del premio Campiello . Grazie anche al padre, un fabbro con una gran passione per la lettura, che riuscì a trasmettergli l'amore per la letteratura, manifestò assai presto la sua vocazione letteraria, e malgrado alcune significativeesperienze letterarie, optò ben presto per una vita semplice e ritirata, dedita alla ricerca interiore e all'insegnamento sino alla pensione presso l'Istituto Magistrale di Vittoria. Tra le opere pubblicate dall'autore ricordiamo: " L'amaro miele ", raccolta di poesie pubblicata nel 1982; " Argo il cieco " -1984-;

" L'uomo invaso " -1986-; " Le menzogne della notte " -1988- premio Strega ; la raccolta di aforismi " Il malpensante " pubblicato nel 1987 ed infine " Il matrimonio illustrato " del 1989, scritto in collaborazione con la moglie. Gesualdo Bufalino muore a Comiso nel giugno 1996, a causa di un drammatico incidente stradale.

                                                                   DINTORNI

NOTO

La città antica sorgeva sul monte Alveria , un'altura pianeggiante abitata fin dalla preistoria e bagnata dai fiumi Asinaro e Salitello . Dopo il tragico terremoto del 1693 venne ricostruita più a valle alla sinistra del fiume Asinaro, a circa 10 km dal mar Ionio. Nella ricostruzione vennero impiegati prestigiosi architetti dell' epoca e abili scalpellini che con la loro professionalità e abilità crearono un ambiente urbano di straordinaria bellezza, che si meritò l' appellativo di " Giardino di pietra " . Tra i monumenti barocchi più significativi segnaliamo: la chiesa di S. Francesco all' Immacolata , edificata agli inizi del ‘700 su progetto dell' architetto Sinatra. Splendido l' effetto scenografico che si crea col vicino Monastero del Salvatore . La Chiesa di Santa Chiara con annesso l' ex convento, opera di Gagliardi, a pianta ellittica, che presenta un alto campanile a pianta quadrangolare. La Cattedrale di San Nicolò la cui cupola è crollata il 13 marzo 1996. Proprio di fronte alla maestosa cattedrale si trova palazzo Ducezio , sede del municipio. Palazzo Landolina , dei marchesi di Sant' Alfano, una delle più antiche famiglie nobiliari netine. Chiesa di San Domenico , opera del Gagliardi. Chiesa di Montevergine e palazzo Nicolaci , solo per citare qualcuno dei numerosissimi monumenti che rendono Noto un vero gioiello barocco.

 
MODICA

Bella città di origini molto antiche, è caratterizzata da un elegante veste barocca, eredità del terremoto del 1693. La città è posta su alcuni speroni degli Iblei meridionali e nelle cave sottostanti scavate da due torrenti: lo Ianni Mauro e il Pozzo dei Pruni . Modica, pertanto, risulta divisa in due nuclei urbani: Modica Alta le cui abitazioni si inerpicano sui monti e Modica Bassa che sorge nella vallata formata dai due torrenti ricoperta da poderose volte. Anche se oggi Ragusa è il centro più importante e capoluogo di provincia, Modica diede il nome alla contea che comprendeva gran parte dell' attuale provincia, Ragusa inclusa, e raggiunse un' incredibile potenza sotto i Chiaramonte ed i Cabrera. Tra i monumenti barocchi segnaliamo: Palazzo dei Mercedari , magnifico esempio di architettura barocca, fu costruito nel 1681 dai padri Mercedari Scalzi con funzione di Lazzaretto. Attualmente ospita il Museo Ibleo delle Arti e delle Tradizioni Popolari . La Chiesa del Carmine costruita assieme all' ex convento intorno il XV sec. dopo l' arrivo in Sicilia dei Carmelitani. In origine la chiesa doveva avere pianta basilicale, ma cambiò aspetto specie dopo l' opera di ricostruzione resasi necessaria dopo il 1693. La Chiesa di Santa Maria di Betlem , nel cui piazzale antistante nel 1474 vennero trucidati 360 ebrei durante un tumulto sorto contro di loro.La chiesa subì numerosi rifacimenti, in particolare dopo il terremoto del 1693, che hanno lasciato intatto solo il portale della navata destra ed è oggi monumento nazionale. La Chiesa di S. Pietro , patrono della città, edificata prima del 1396, come attestato da un antico documento. Distrutta parzialmente dopo il terremoto del 1613 e subito restaurata, fu completamente distrutta dal sisma del 1693 e definitivamente riedificata negli anni successivi. Ai piedi della scalinata ogni anno per Pasqua si svolge la famosa processione e festa della Madonna Vasa Vasa. Ed infine lo splendido Duomo di S. Giorgio posto in cima ad una scenografica scalinata e in posizione particolarmente panoramica.

 
SCICLI

Anche le origini di questa città sono antichissime, tanto che qualcuno pensa che si tratti dell' antica Casmene , mai identificata con sicurezza. La città in origine sorgeva sulle alture circostanti l' attuale Scicli , ed in modo assai graduale venne trasferita a valle a partire dalla seconda metà del XIV sec., trasferimento ultimato solo alla fine del XVI sec. I motivi di tale trasferimento vanno identificati essenzialmente nell' aumento della popolazione e con la penuria d' acqua che costringeva giornalmente gli abitanti a scendere a valle per i rifornimenti. Con il trasferimento a valle cominciò un periodo piuttosto difficile per Scicli che fu investita da continue calamità quali epidemie di peste, diverse invasioni di cavallette, siccità, carestie e non ultimo il tragico terremoto del 1693. Anche in questo caso la ricostruzione della città avvenne in linea col gusto prevalente del tempo e, quindi, in stile barocco.

 

Da segnalare in particolare la bella piazza Italia , circondata da bei palazzi signorili in stile barocco e dalla chiesa Matrice o di S. Ignazio . Purtroppo l' annesso ex convento dei gesuiti venne demolito nel 1961 ed al suo posto costruito un edificio scolastico che non si armonizza per nulla con l' architettura della piazza. La piazza è, inoltre, dominata dall' altura sulla quale sorge l' antica chiesa di San Matteo e dal colle sul quale sorge il convento di Santa Croce . La chiesa di San Bartolomeo , risalente ai primi anni del XV sec., fu l' unico monumento che si salvò dal sisma del 1693. Al suo interno è custodito ciò che resta di un antico presepe settecentesco. Palazzo Beneventano è uno dei palazzi barocchi più rappresentativi della città. La via Mormino Penna , splendida via barocca dagli imprevedibili effetti scenografici. Lungo questa via di particolare pregio sono il Palazzo comunale , il " commissariato" nel telefilm del commissario Montalbano ; la chiesa di San Giovanni caratterizzata da un' elegante facciata concavo - convessa e attualmente adibita a Sacrario dei Caduti ; palazzo Cartia , palazzo Spadaro , la bella chiesa di San Michele a tre ordini scanditi da Lesene e la chiesa di Santa Teresa attualmente utilizzata come sala per conferenze o concerti.
 

 

 


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